Critiche
"Seguo da tempo questa giovane che frequenta assiduamente il mio studio e devo dire che i suoi progressi sono stati notevoli. Giovanna dipinge in modo lineare, ma con una costante ricerca dell'armonia compositiva, dando alle cose, anche le più comuni, un personale equilibrio creativo.
Pittrice di indubbio sentimento, tratta i suoi soggetti con forte capacità emotiva, fino a trasformarli in autentici brani poetici.
Parca nel colore, vincolata alla realtà dal disegno, solo apparentemente descrittiva, dà all'osservatore attento un'emozione non comune."
(Guglielmo Barbetti)
"La Zabeo sembra giocare per contrasti. La quotidia- nità variopinta in antitesi all’infinito del gesto più romantico dell’esistenza umana, visto dall’esterno, da lontano, come se non appartenesse più all’uomo."
(tratto dall’introduzione del critico Sandro Gazzola, MOSTRA D’ARTE CONTEMPORANEA – ARTEFICIOLinea Omaggio a Paolo Baratella, Jesolo)
"La sapiente ricerca del fattore luce - effetto tonale si configura nell'imbastitura scenica dell'opera donando alla stessa prorompente effetto fruitivo.
Dall'osservazione di tali opere si evince una concreta evoluzione al concetto estetico, tale metamorfosi dona al senso descrittivo - narrativo piacevolissimo eco di impressionismo valore poetico riversato nell'amorevole impegno della rappresentazione naturalistica.
(Anna Francesca Biondolillo)
"La sua sensibilità pittorica procede nel tocco fluido e sintetico delle pennellate insieme alla rarefazione della luce... I suoi quadri dedicati al paesaggio veneto, alla laguna ed allo studio formale delle nature morte, rappresentano la sintesi di due poetiche, l'una legata all'immediatezza, all'estemporaneità del visibile che l'autrice trasmette con un tocco rapido e sicuro, l'altra esprime suggestioni interiori, le emozioni provate davanti alla bellezza del colore ed alla trasparenza dell'atmosfera..." (Gabriella Niero - l'ELITE new 2007)
"L'entusiasmo e la passione per la pittura emergono con evidenza negli scorci veneziani e nelle nature morte di questa brava autrice attratta dai toni decisi ed intensi della laguna ch'ella interpreta con un nervo espressivo ragionato e nel contempo poetico. Abilità e sicurezza sono i dati prevalenti soprattutto quando la pittrice si dedica alla trattazione sintetica della visione - ad esempio i profili di Venezia e di Porto Marghera - o quando deve rendere la corposità dell'oggetto della quotidianità. Prevale sempre un senso vivido dell'immagine come se tutto accadesse innanzi al nostro sguardo. I bagliori di luce, l'armonia dell'insieme, i colori sempre ben accostati sono il risultato di un'interpretazione guidata dagli impulsi dell'anima e dagli stimoli controllati della ragione.
La natura vista e trasformata da Giovanna Zabeo offre un'atmosfera viva e seducente."
(Gabriella Niero - Esposizione "Aspetti di cultura veneta" a Noale - settembre 2007)
Giovanna Zabeo, una bravissima pittrice di Mirano che ci affascina con i suoi splendidi dipinti, come "Canale alla Giudecca con lo sfondo delle ciminiere di Porto Marghera", "Chiesa della Salute sul Canal Grande", "Barca all'approdo e battello in laguna". Sono immagini sublimate dalla luce e dalla dolcezza coloristica.
Orfango Campigli, Gente Veneta, 28 aprile 2007
"...I paesaggi sono luoghi non molto noti... ma ben pensati e composti, immersi in atmosfere silenziose, quasi di poesia, dentro i quali si respira un'aria di tranquillità ed in qualche caso di nostalgia... che a volte incanta..." (Guglielmo Barbetti)
"Un cappello maschile posato su un supporto, una vivida natura morta, gli scorci dell'amata Venezia o delle dolci colline venete. Il colore è terso, la forma ben definita.
I temi di Giovanna Zabeo possiedono un'intrinseca purezza, nascono cioè da una visione razionale che respira continuamente suggestioni emotive.
Innanzi alla realtà quotidiana degli interni o ai più ampi spazi esterni, l'autrice si comporta con equilibrio compositivo riportando sulla superficie del quadro una perfetta sintesi tra istinto e ragione, tra esperienza e conoscenza.
Ogni accostamento tonale interpreta i volumi ed evidenzia sapientemente la profondità della visione.
Il tocco preciso dà ritmo alla composizione così le nature morte si tramutano in uno stimolo suggestivo che van oltre la narrazione del quotidiano mentre i colori vividi della natura e l'atmosfera evocativa si fondono insieme per offrirci l'essenza di un momento estemporaneo, l'attimo fuggente dell'impressione visiva.
E' una poetica pittorica autentica sui quali la pittrice immette un romantico e nel contempo incisivo alito di vita."
(Gabriella Niero - Avanguardie artistiche 2008)
Giovanna Zabeo, dopo averci abituato ai bei paesaggi ed alle curatissime nature morte, predilige ora indugiare su aspetti del vivere quotidiano: scarpe, cappelli, indumenti intimi, vengono appesi ad un filo, decontestualizzati ed assolutizzati.
E' come se l'allieva di Guglielmo Barbetti, maturando la propria identità artistica, stesse progressivamente passando dalla ricerca estetica (giocata nella dimensione esteriore del paesaggio) a quella introspettiva (che ruota intorno agli oggetti-simbolo delle dinamiche interiori).
Colpisce la scelta di stendere al vento, su sfondi monocromi, grappoli di scarpe, canottiere colorate, mazzetti di fiori recisi, delimitati da un tratto deciso, con volumi ben definiti. Una grande metafora della vita attuale, che parte da zumate su dettagli di moda per raccontare il nostro stare in questo periodo di crisi: una situazione fluttuante, vissuta come se si fosse sospesi sul bordo di una ringhiera o appesi a un filo, ma, allo stesso tempo, presenze certe, imprescindibili, su cui è necessario porre nuova attenzione.
Patrizia Fiasconaro, Febbraio 2010
Un vortice affascinante che attrae l'osservatore verso dimensioni simboliche. Il segno si fa petalo di un fiore, il colore materia morbida dai tanti riflessi, il soggetto è una grande rosa blu vista da un inconsueto punto di osservazione. L'effetto suadente suggerito dalla forma nasce da una trasposizione poetica data alla realtà naturale, il fiore diventa momento di studio e riflessione sulle morfologie, sulla geometria, sulla luce che si rinfrange delicatamente sulle superfici. La rosa appare avvolta da un'atmosfera romantica, le sfumature si rinfrangono e diventano attimi di rapida percezione visiva che Giovanna Zabeo racconta con quella genuinità che il nostro vivere quotidiano frenetico fa dimenticare.
Gabriella Niero, Mostra Collettiva del 15 aprile 2012, S. Zaccaria, Venezia
L'emergere della bellezza
Opera bicolor stile body-art che, mostrando come tutto il mondo non sia uguale, evidenzia da un lato la commercializzazione della figura femminile, con il codice a barre collocato proprio nelle parti più intime, segrete, ma ahimè mai come oggi mercificate (la cronaca ci ha nauseato e stancato con le dovizie di particolari sulle attività sessuali di certi personaggi...); dall'altro lato della donna trionfa la bellezza, la leggiadria simboleggiata dalle farfalle in volo che sono al contempo dei tatuaggi. Ma attenzione, le farfalle rappresentano anche la fragilità femminile.
Ed ecco allora spiegato il ritratto che caratterizza il retro dell'opera: una maschera di guerriero maori. Rappresenta la figura maschile, pronta a combattere e proteggere la donna nei momenti di fragilità.
L'opera è dunque un inno alla complementarietà dei due sessi: la donna non può stare senza chi la protegge e la guida, così come l'uomo non può stare senza una compagna che racchiude in sé i misteri della vita, la forza e la fragilità.
Patrizia Fiasconaro, 15 Ed. AmMira la donna , marzo 2011
Giovanna Zabeo, giovane artista miranese, presenta un'antologica in cui racconta le sue ultime sperimentazioni artistiche con soggetti, tecniche e supporti diversi. Infatti, dopo essersi cimentata in paesaggi e nature morte che attestano la frequentazione con il maestro Barbetti, predilige ora indugiare su aspetti del vivere quotidiano.
E' come se, maturando la propria identità artistica, Giovanna stesse passando dalla ricerca estetica (giocata nella dimensione esteriore del paesaggio) a quella introspettiva (che ruota attorno agli oggetti-simbolo delle dinamiche interiori). Ora in scena non c'è più solo la ricerca tecnico-estetica, ma anche la riflessione sulla realtà che è fatta di interni ed esterni, di interiorità e di apparenza.
Partiamo dalle scarpe, le All Star, ora appese ad un filo, ora decontestualizzate, assolutizzate in sfondi monocromi, ora esposte in vetrina, impilate una sull'altra nei loro colori sgargianti. Sono le scarpe tanto di moda, quelle che raccontano la storia dei giovani che della vita hanno una prospettiva dal basso verso l'alto, per i quali il futuro è in salita e di fronte alle prove preferiscono apparire piuttosto che essere.
Questa riflessione sulla dicotomia (che talvolta diviene schizofrenica) tra realtà ed apparenza è evidente anche dalla scelta di contrapporre alcuni momenti intimi della vita femminile alle finestre condominiali da cui partono infinite corde di panni stesi. In città, nei palazzoni, le vite si inseguono, apparentemente uguali, frenetiche, stanche, ricche o povere di umanità, esponendo il proprio vissuto in un sovrapporsi di panni e ricordi sventolati all'aria.
Il rapporto dialettico fuori-dentro, evidenziato dal gioco di ombre e di profondità, di trasparenze ed opacità, tecnicamente ottenuto dalla sovrapposizione di fogli di plexiglass, è un espediente tecnico-artistico che sta appassionando molto la Zabeo perché meglio di ogni altro riesce a raccontare alcune di quelle dinamiche vitali in cui siamo immersi; è un mezzo per zumare sugli incontri galanti ed appassionati che avvengono dietro le finestre, per parlare di un'intimità finalmente ritrovata.
Ed ecco allora l'altra dimensione, quella dell'intimità: quando l'Artista ritrae il corpo femminile evidenzia l'attimo fuggente di momenti non sempre capiti, visti, condivisi, in cui si mescolano razionalità ed emotività, pensiero ed istinto, seduzione ed abbandono. Eleganti pennellate ci restituiscono un groviglio di stati d'animo che non sempre le parole sono in grado di esprimere adeguatamente.
L'arte di Giovanna Zabeo è, dunque, una grande metafora della vita, che parte da zumate su dettagli, ora dettati dalla moda, ora dall'intimità, per raccontare il nostro stare in questo periodo di crisi: una situazione fluttuante, vissuta come se si fosse sospesi o appesi ad un filo, al pari degli scatti di una Polaroid, in cui sono protagonisti paesaggi da sogno, pagine di romantiche escursioni, ma, in fin dei conti, rimangono dei click che hanno fissato piacevoli ricordi...
Mirano, ottobre 2013
Mostra Mirano "aspetti di cultura veneta" con Barbetti Maccatrozzo Libralesso
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